L'edificio

Nel luglio del 1989 il Castello Bufalini è stato acquisito al demanio dello Stato con la finalità di destinarlo a museo di se stesso, trattandosi di un edificio che assieme all’arredo di pertinenza, all’archivio di famiglia ed al suo storico giardino, costituisce un raro esempio di dimora storica signorile pressoché integra.

L’acquisto è stato effettuato con fondi del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali ed il complesso nel 1991 è stato dato in consegna alla allora Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. dell’Umbria perchè ne effettuasse i lavori di restauro necessari. Dal 8 agosto 2008 il Castello Bufalini è affidato alla neo Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici dell’Umbria.

Il salone

Il salone al piano terra dell’edificio è l’ambiente più grande del Castello. Vi si accede dai due appartamenti laterali e in origine anche dal cortile tramite un portale maggiore. La comunicazione con l’esterno viene meno alla fine del ‘700 a seguito della chiusura di un lato del portico tardorinascimentale, oggi sala dei ritratti.

Nel 1700-1701, in occasione del matrimonio di Filippo con la marchesa Anna Maria di Sorbello, il salone delle feste, che occupa in altezza due piani, viene ristrutturato sotto la direzione dell’architetto tifernate Giovanni Ventura Borghesi. La nobiltà dei Bufalini, divenuti marchesi, la virtù e la fedeltà alla religione cattolica ed al Papa sono i temi scelti per la sua decorazione. Nelle cassapanche e nel monumentale affresco viene celebrato il recente titolo marchionale mentre gli episodi del Vecchio Testamento raffigurati nelle grandiose tele con la cornice in stucco, di Mattia Battini, esortano alla virtù, alla saggezza ed alla riverenza divina. In queste opere, fra le migliori del Battini, il decorativismo barocco, per la magniloquenza dei gesti teatrali e la preziosità dei colori, prelude al rococò. La serie superiore dei dipinti su tela raffiguranti favole mitologiche e letterarie dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto sono opera del tifernate Luca Antonio Angelucci, interessante pittore attivo fra Città di Castello, Roma e Viterbo, che resta al sevizio di Giulio e di Filippo Bufalini per tutta la vita. L’antica gloria del mondo romano è testimoniata dalla serie dei busti di epoca romana, in parte rilavorati negli anni ‘50 del Cinquecento, quando da Roma vengono portati al Bufalini con funzione decorativa e ubicati sopra le porte, i camini e nei prospetti architettonici. Sopra al tavolo di ampie dimensioni, che è stato rimontato nel sec. XIX con parti del sec. XVII, un copritavolo in damasco di seta del seicento.


Camera degli Stucchi o Galleria delle Donne Forti

Con questa stanza inizia il secondo appartamento al piano terra del Castello, che nel Cinquecento era adibito a camere da letto con preziosi corami (cuoio) alle pareti. Nel 1700 in occasione della ristrutturazione dell’edificio per dare maggior luce alle stanze, con il progetto del Borghesi, vengono realizzate le monumentali finestre con le altre due del salone verso il fossato, scolpite da Bernardino Paciotti di Sansepolcro, con inferriate del tifernate Pietro Maria Olivi.

Fra il 1702 ed il 1706 questa prima camera viene completamente ridecorata con lo stucco che incornicia una serie di dipinti su tela raffiguranti la storia delle donne forti. Committente dell’opera è il marchese Niccolò Bufalini (1660-1704), personaggio colto e raffinato educato presso la corte degli Estensi, dove diviene coppiere maggiore del duca Francesco d’Este e riceve il titolo di Marchese. Niccolò nel 1686 si trasferisce in Inghilterra al servizio della Regina Maria Beatrice di Modena e al suo ritorno in Italia passa al servizio del Papa come capitano della fortezza di Ferrara, dove muore nel 1704. Dopo la sua morte la decorazione della camera degli stucchi di San Giustino viene completata nel 1706 dal fratello Filippo I. Al centro della volta, entro quadri riportati e sorretti da putti alati, sono dipinte le gesta dell’amatissimo fratello Giulio III che nel 1686 era stato in Ungheria a combattere contro i turchi per arrestare l’espansione dell’Impero Ottomano verso l’Europa.

La pregevole serie dei dipinti su tela viene eseguita da un pittore ferrarese di formazione classicista bolognese, che evidenzia le figure in primo piano dallo sfondo scuro. La decorazione in stucco con fogliami, ghirlande, teste femminili adorne di fiori e strumenti dell’arte militare viene realizzata a partire dal 1702 dal tifernate Antonio Milli che aveva una fiorente bottega a Città di Castello.

La serie dei seggioloni in legno intagliato e dorato con rivestimento di velluto cremisi, di manifattura marchigiana, proviene dall’eredità del cardinale Giovanni Ottavio Bufalini (1709-1782). I due tavolini-consolle in legno dipinto e dorato con il piano di breccia africana, dei primi decenni del Settecento, provengono dal palazzo Bufalini di Città di Castello e giungono a San Giustino ai primi del Novecento.

Le due consolle lignee, con la base scolpita a forma di arpia, sono opere di manifattura locale della seconda metà del sec. XVIII. La statua raffigurante la testa della Medusa è una notevole copia ottocentesca di quella attribuita a Gian Lorenzo Bernini.


Camera del Cardinale

Nel Settecento il secondo appartamento del piano terra è utilizzato dal cardinale Giovanni Ottavio Bufalini (1709-1782), raffinato collezionista amante dell’arte, e questa era la sua camera da letto, arredata con i quadri di famiglia della fine del ‘600-primi del ‘700 che ricoprono interamente le pareti.

In alto, la serie dei grandi dipinti “ovati” su tela, raffiguranti le storie del Vecchio Testamento, viene realizzata appositamente per questa camera fra il 1700 ed il 1701 in occasione del matrimonio del marchese Filippo Bufalini con la marchesa Anna Maria di Sorbello, genitori del cardinale.

La serie mezzana raffigurante delle “boscareccie” e paesaggi è accompagnata da un grande dipinto ovale, da una serie di quattro dipinti su tavola di forma ovale raffigurante paesaggi e lontananze e da un’altra serie più piccola di forma circolare con putti e scene della passione di Cristo.

I dipinti sono eseguiti in gran parte da due inediti pittori di Città di Castello: Giuseppe Matteucci e Luca Antonio Angelucci (1683-1733), sotto la direzione dell’architetto pittore Giovanni Ventura Borghesi (1640-1708), artisti che hanno frequenti contatti con l’ambiente romano.

Oltre ai tradizionali soggetti sacri s’introduce nelle opere il tema della natura e del paesaggio che già nel Seicento era diventato un genere a sé stante, molto apprezzato e richiesto. I dipinti, con punto di vista ribassato e apertura di orizzonte, si ispirano alla maniera del famoso paesaggista romano Gaspard Dughet (Roma 1615-1675), che aveva portato all’estrema potenzialità il paesaggio classicista della prima metà del Seicento. Notevoli sono le cornici lignee, di gusto tardo barocco, abilmente intagliate a fogliami e cartocci e dorate con la migliore foglia d’oro proveniente da Pesaro. Queste cornici, disegnate dal Borghesi, intagliate da Marcello, probabilmente da Agostino Restini e dorate da Bartolomeo Viviani, tutti di Città di Castello, dimostrano come la manifattura locale dell’Alta Valle del Tevere abbia raggiunto livelli di grande qualità nell’arte dell’intaglio, già vitale nei secoli XVI-XVII.

Il baldacchino del letto, con bandinelle guarnite di frange annodate in oro, è stato rimontato nel Settecento con tre tipi di tessuto di damasco dello stesso color cremisi, ma di epoca diversa. Il letto intagliato e dorato è opera dell’Ottocento con parti più antiche del Cinquecento. Notevole è la culla con plastici putti in legno intagliato, scolpito e dorato. Eseguita dopo il 1701 dagli intagliatori di Città di Castello per la presentazione in pubblico dei figli neonati di Filippo e di Anna Maria di Sorbello, la medesima si ritrova elencata negli inventari del Settecento e dell’Ottocento in varie stanze del palazzo. Sopra la toilette del sec. XVIII, specchiera con calamaio. Il divano risale alla seconda metà del sec. XIX.

 

Testi a cura di Giuditta Rossi Direttore del Castello Bufalini.

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